celiachia

Parliamo di celiachia…e non solo: cos’è, numeri, diagnosi e cure per una patologia di cui soffrono circa 600 mila persone in Italia

 di Marta Genova

I celiaci sono molti di più di quel che si pensa. In tanti hanno scoperto di esserlo solo in età adulta. Solo in Sicilia i casi  sono sono 12.357 e sono ancora troppi quelli non diagnosticati. Più in generale nella popolazione italiana, che secondo i dati Istat del 2012 risulta essere 60.900.000, il numero teorico di celiaci dovrebbe essere circa 600.000 contro i 148.662 effettivamente diagnosticati.  A questi  si aggiungono circa 3 milioni di pazienti Gluten Sensitivity ovvero sensibili al glutine, ma non celiaci. Un numero anche questo in aumento.

La  Gluten Sensitivity, è la condizione morbosa che si sviluppa ingerendo il frumento, ma per la quale mancano ancora specifici criteri diagnostici diversamente dalla celiacha e dall’allergia al grano, patologie conosciute da tempo, ben definite con criteri diagnostici universalmente accettati.

L’AIC, l’Associazione Italiana Celiachia Sicilia, ha organizzato a Palermo una giornata all’insegna dello studio e del confronto sul tema della “Celiachia oggi e … non solo”, in cui si  è parlato non solo di celiachia quindi  ma anche di Sensibilità al glutine,  fattori di prevenzione, nuovi criteri di diagnosi, alternative alla dieta priva di glutine.

 E’ stata registrata la presenza di oltre 200 iscritti e i dati emersi sono significativi.

“In base alla nostra esperienza nel centro di diagnosi a Sciacca, su un paziente celiaco ce ne sono due o tre sensibili al glutine con diagnosi sicura – ha spiegato  Antonio Carroccio, Direttore U.O.C. Medicina interna dell’ospedale di Sciacca e docente all’Università di Palermo -. Un dato dal quale si evince che sono molti di più dei celiaci coloro che soffrono di gluten sensitivity. Al momento si tratta di una diagnosi di esclusione e ci sono numerosi studi che cercano di individuare marcatori specifici. Certo è che i prodotti industrializzati, i sistemi di panificazione influiscono nell’insorgenza di disturbi allo stomaco”.

 Rinunciare a pane e pasta non  è facile, in tanti infatti attendono la “pillola miracolosa” per non dover più rinunciarvi. Umberto Volta, Board scientifico Aic Dipartimento Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna, ha illustrato quanto emerso nel convegno mondiale a Chicago che ha riunito i luminari della patologia celiaca. “Ci sono nuove pillole con enzimi digestivi, in via sperimentale, questi enzimi modificano il glutine e lo digeriscono in piccoli frammenti non rendendolo più tossico all’organismo. Questa pillola non si propone come alternativa, ma in aggiunta alla dieta aglutinata, – ribadisce Umberto Volta -, e nel giro di un paio di anni potrebbe arrivare in Italia. Importante è la prevenzione della celiachia”.

 Un dato molto significativo emerso è legato all’ allattamento materno “Secondo uno studio – conclude Volta – l’introduzione, durante l’allattamento,  del glutine tra il quarto e sesto mese di vita del neonato potrebbe evitare l’insorgenza della patologia”.

 Come per tutte le patologie, un buon punto di partenza è la corretta diagnosi. “Non basta solo mal di pancia, gonfiore addominale per definirsi celiaci. È  importante capire chi è il celiaco con la patologia autoimmune e chi invece ha fastidi legati al grano –  ha spiegato Francesca Cavataio, referente centro Hub celiachia Arnas Civico di Palermo -. Per definire un celiaco ci vuole pazienza e devono esserci alcuni fattori determinanti: l’ereditarietà, gli anticorpi (Transglutaminasi) positivi e la positività della biopsia. Riguardo a questa è possibile (lo abbiamo fatto in piccoli numeri all’ospedale Di Cristina), nei bambini fare la diagnosi senza prelevare le mucose intestinali, dove gli altri marcatori sono chiaramente  positivi”.

Soddisfatto il presidente regionale dell’Aic, Leone Fabio: “siamo sempre vicini ai nostri soci e oggi la loro numerosa presenza è la conferma del nostro lavoro. Si parla tanto di celiachia, ma sono ancora tanti gli interrogativi e i dubbi su come seguire una corretta dieta. La celiachia ha un impatto sociale e culturale. Rappresenta un vero cambiamento degli stili di vita del paziente e pertanto è fondamentale una corretta informazione. È sempre più in aumento la richiesta dei ristoratori di corsi di formazione per poter garantire cucina senza glutine.

**INFORMAZIONI SULLE PATOLOGIE (potete visionare il sito www.aicsiciliaonlus.it ) : 

La celiachia o malattia celiaca (MC) è un’intolleranza alimentare autoimmune permanente, scatenata in soggetti geneticamente predisposti, dall’ingestione del glutine (l’unione di due proteine, presenti principalmente nel grano, ma anche nell’orzo e nel farro).

La predisposizione genetica è uno dei fattori principali per la patogenesi della malattia, tra i fattori concomitanti è stato ipotizzato che possano avere un ruolo le infezioni intestinali, l’epoca di introduzione del glutine durante lo svezzamento e lo sviluppo di particolari ceppi nella flora batterica intestinale. La ricerca ha fatto passi in avanti, tantissimi anni fa la celiachia non era conosciuta e difficilmente si individuava nei malesseri delle persone.

La maggiore consapevolezza e conoscenza della celiachia da parte dei medici, l’aumento della sensibilità della collettività e l’introduzione, nella pratica clinica routinaria, del dosaggio degli EMA e degli anticorpi anti-TG2, hanno aumentato il numero di diagnosi anche in soggetti celiaci asintomatici.

Sono diversi i motivi che si ipotizzano per spiegare l’aumentato numero dei casi di celiachia. Tra i più stimati c’è il maggiore consumo di prodotti alimentari a base di cereali, il più elevato contenuto di glutine nei cereali utilizzati attualmente per produrre pane e pasta, l’industrializzazione dei processi di panificazione e pastificazione, l’introduzione del glutine durante lo svezzamento in “finestre” temporali in cui il sistema immune mucosale è particolarmente reattivo al glutine e la maggior diffusione di infezioni intestinali.

Oggi gli studi si concentrano su un’altra condizione morbosa correlata al glutine, è la “Gluten Sensitivity” o “Sensibilità al  Glutine”, la quale va ad aggiungersi alla celiachia e all’allergia al grano, conosciute da tempo.  Come sostenuto da Umberto Volta, Board scientifico Aic Dipartimento Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna (di recente ha organizzato e partecipato al convegno mondiale che si è tenuto a Chicago), a differenza dell’allergia al grano e della celiachia, che sono malattie ben definite con criteri diagnostici universalmente accettati, la “Gluten Sensitivity”  rappresenta una nuova entità  i cui criteri diagnostici sono ancora oggetto di definizione e discussione. La “Gluten Sensitivity” si presenta con una sintomatologia simile alla celiachia   caratterizzata da sintomi  gastrointestinali (meteorismo, dolori addominali, diarrea o stipsi) ed extraintestinali (sonnolenza, difficoltà di concentrazione, annebbiamento mentale, cefalea, artromialgie, parestesie degli arti, rash cutanei tipo eczema, depressione, anemia, stanchezza cronica). Occorre quindi l’eliminazione  del glutine dalla dieta e la risposta alla sottrazione del glutine è in genere rapida e porta a un significativo miglioramento in pochi giorni. “Tale condizione è estremamente frequente nella popolazione generale e sulla base degli  studi finora pubblicati e della esperienza personale, – spiega Volta -,  presso il Centro per la Diagnosi di  Celiachia presso il Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna, è circa 6 volte più frequente della celiachia. In pratica si può affermare  con buona approssimazione che, se il numero di celiaci attesi in Italia è di circa 500.000 unità, i pazienti con Gluten Sensitivity sono almeno 3 milioni”. La diagnosi di Gluten Sensitivity è al momento una diagnosi di esclusione, caratterizzata dalla negatività dei test immunologici per l’allergia al grano, dalla negatività per la sierologia tipica per celiachia e da una biopsia intestinale normale o con alterazioni minime. Per la Gluten Sensitivity non ci sono al momento marcatori anticorpali specifici per identificare questa condizione, ci sono in corso studi, ma le diverse scuole di pensiero ne affermano l’esistenza clinica.

Qualche consiglio tratto dalla relazione annuale del Ministero della Salute

  1. 1.    Quali sono gli esami da fare per scoprire la celiachia:

Per un primo screening si possono eseguire gli esami del sangue specifici che possono segnalare la necessità di proseguire gli accertamenti.

Il primo test da effettuare è il dosaggio degli anticorpi anti-transglutaminasi (anti-tTG), di classe IgA nel sangue periferico.

 2.    Cosa comporta la celiachia se non curata:

Le complicanze della malattia, se non riconosciuta e quindi non trattata, solitamente si osservano in età adulta e, anche se rare, le più temibili sono quelle tumorali del tratto gastrointestinale, in particolare il linfoma. Inoltre la mortalità nei celiaci non trattati è stimata essere due volte superiore rispetto alla popolazione di controllo.

 3.    Qual è la terapia:

 Seguire una dieta priva di glutine (pane, pasta, pizza, biscotti) per tutta la vita è l’unica terapia che, a oggi, permette di eliminare i sintomi della malattia e prevenirne le complicanze.

 

 

 

 

 

 



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